Testi

 

 

Immagini di grazia

"…sembra davvero che Dio ci prenda per mano, sentiamo che la vita torna ad avere radici, ci sentiamo benedetti da certe umili presenze. Ognuno riandando nella propria memoria del cuore ritrova pure immagini di bellezza. …Possiamo invano tessere mille ragionamenti, possiamo tentare di reagire contro di noi, contro certi vuoti di depressione, contro certi svilimenti della vita, quando tutto perde senso, profondità e bellezza, quando sfuma la gioia di vivere…
E poi…
E poi basta alle volte un incontro, un volto dove traluce un mondo di valori amati, inseguiti forse nel nostro sogno, nella nostra attesa profonda, che pareva talmente sogno da sembrare irreale, che ce ne andiamo consolati… La grazie ci viene incontro nella concretezza di un volto, nell’accento di una voce, di una mano che si tende, in un dialogo dove emerge il profondo di noi. Avvertiamo che certe umili creature diventano sacramento del divino. E mentre portiamo grovigli oscuri di domande senza risposte, troviamo illuminate sui loro volti le alte risposte alle alte domande e ce ne andiamo consolati, benedettina questi incontri…"

Don Michele, da un'Omelia del 1984

 

 

 

Il Natale

"Per accogliere dentro di noi le alte parole del prologo di Giovanni occorre il silenzio inteso come capacità di presenza pura alle cose sante di Dio.
Il "Verbo" è l’immagine con cui Dio pensa se stesso, sorgente luminosa al principio di ogni creatura.
Se non è vera la parola di Giovanni, siamo fuochi fatui nella notte, iridescenze del nulla nel mare della vita.
Giovanni ci dice che dentro a ogni cosa c’è un senso divino: questo è l’assoluto più assoluto. Prego perché queste parole si radichino fortemente nella mia vita e nella vita dei miei amici, e che nulla e nessuno possa rapircele, nessun evento della vita possa strapparcele.
Le nostre speranze possono radicarsi in tante cose, ma la grande Speranza può solo avere radici divine e se non è così, come dice Agostino, possiamo affogare la nostra vita nel pianto, se è così possiamo avere sempre una segreta consolazione nel cuore.
L’incarnazione non tocca solo Gesù , ma ciascuno di noi. Nella nostra vita c’è un sogno di Dio che va lentamente incarnandosi. Compito dell’uomo è generare Dio nel quotidiano della vita di ogni creatura.
Non sarà Natale finché sarà solo il Natale di Gesù.
Anche noi possiamo operare la nascita di Dio nelle profondità della nostra vita. Natale è questo lieto annunzio: Dio può nascere nella vita di ciascuno di noi. La radice divina che è in noi è quella su cui fruttificano i valori. Occorre vivere e aiutare a vivere questa grandezza divina.
Per giungere a questa esperienza, che è il cuore del Vangelo di Gesù, non c’è altra strada che la fatica quotidiana di vivere ogni momento, ogni relazione, mettendoci l’anima e facendo le cose che Gesu’ faceva.
Fai cose divine, quelle per cui puoi dire: se Dio c’è, è in queste cose.
Fai cose divine e nel tempo e nell’ora che Dio solo conosce, nascerà dentro di te. Per giungere all’ora di illuminazione non basta lo sforzo del pensiero, occorre lo sforzo di ascensione e il poter dire: "Pur essendo tenebra, ho amato la luce" (Paragulis, Viaggio).
L’augurio è che ci aiutiamo, perché questa esperienza di Dio non possiamo farla da soli, ognuno con i propri segreti inferni si sforzi di aprirsi per amare la luce".

"Natale può essere il momento in cui ci ritroviamo a sognare le nostre cose più belle, in cui aboliamo veli e maschere e lasciamo trasparire ciò che di più buono, di più sofferto, di più travagliato c’è nel profondo del nostro cuore, senza aver più paura l’uno dell’altro.
Ricordo un povero uomo, approdato a Saint Jacques in una notte di Natale che con la testa appoggiata alla mano e con il volto trasfigurato, raggiungeva nel canto e nel sogno tutto ciò che la vita gli aveva sistematicamente rotto e ritrovava la patria che la vita gli aveva negato.
Il cuore di tutto il messaggio cristiano è questo: alle scaturigini dell’essere c’è un senso divino e nulla è stato fatto di ciò che è emerso nella vita senza di Lui. Tutte le cose sono intrise di questo sogno di Dio.
Questo è il gioioso annuncio del Natale: Gesù è venuto a rivelarci il senso divinamente grande di ogni vita e di ogni destino.
Il logos si incarna in ogni situazione e ne rivela il senso divino, a cominciare dagli ultimi, dalle realtà apparentemente assurde. Nel cuore della notte una luce si è accesa, il roveto ha preso luce, il vuoto di senso che si era sperimentato non è più l’ultima parola.
Il destino non si rivela nei miracolismi facili, nei fatti eccezionali, ma è nel silenzio di un seme che va, nel fiore del campo che si apre alla luce, nel canto di Maria, che dice: "Ha fatto grandi in me tutte le cose" (Luca 1,49).
Inizia con il Natale il cammino di Cristo con noi. Impastiamo dentro di noi l’Evangelo di Gesù, a partire dalle realtà più piccole e più perdute per poter dire ai "nessuno" della terra che sono "qualcuno" nel cuore di Dio e dei suoi figli.
Con il Natale, qualcosa dell’eterno di Dio entra nel nostro quotidiano per cui non c’è più nulla di piccolo. Una stalla è la prima chiesa. Nel Natale c’è la radice della speranza umana; se la speranza è senza radici non ci può essere una vera consolazione.
Occorre non lasciare impoverire il senso religioso del Natale. Se tutto ha un senso divino, torno ad avere il coraggio di benedire la mia vita. Occorre una cultura che ci faccia cogliere la scintilla divina che è in noi.
Dio è dentro di te, si dilata e porta a pienezza e bellezza il tuo essere. Non restringerti nella paura, ma apriti nella gioia!
Senti Dio come presenza gioiosamente creativa e trasformante dentro di te.
Diceva S. Agostino: "Tardi ti ho amata, bellezza antica e sempre nuova".
Restiamo di fronte a Dio con reverenza e senza paura".

 

 

 

Pasqua

“Nel discorso della Cena sentiamo come Gesù è l’assoluto nella vita dell’uomo.
Lì c’è il cuore dell’Evangelo.
Gesù dice : “ Vi ho rivelato, dopo averla vissuta, la grande esperienza dell’interiorizzazione di Dio,
l’eterna vita, dove c’è l’assoluto di comunione, di senso, di consistenza.
E’ questo il mio pane per voi, è la mia vita il mio pane per voi.
Chi si nutre di questo pane non conoscerà la morte”.
Mai i cieli furono così aperti, così luminosi, alti e profondi.
Lì sono raggiunte altezze a cui è chiamato ogni uomo.
Gesù è il roveto ardente che splende in tutte le nostre notti.
In quest’ora di amicizia, di consonanza, di intimità, anche le realtà più oscure, anche le vite fallite sono viste nella chiarità di Dio.
Tutto respira nella chiarità di Dio, tutto ha senso e divino senso, tutto è pieno di logos. Non c’è più il cuore in rivolta, inasprito.
Gesù è venuto per questo, perché ci fosse luce in ogni evento del destino umano.”

Don Michele, Omelia del giovedì santo 6 aprile 1992

 

 

 

Piccola fraternità “Casa Favre”

La piccola fraternità è formata da un gruppo di amici che,
obbedendo ad un richiamo profondo e lontano,
sostenuti da affinità di spirito
e di ideali che li rende fraterni,
vogliono unirsi in una piccola fraternità
per aiutarsi, nella trasparenza reciproca
a vivere l’Evangelo
e ad accogliere il fratello bisognoso.

La fraternità vuole vivere come unica regola,
dello spirito di amicizia
che il Signore Gesù ha voluto che fosse tra i suoi.
Amicizia che trova nella “fractio panis”
e nella “lavanda dei piedi”
i suoi simboli più alti
e nella ospitalità una delle espressioni più concrete.

Essa si apre ad ognuno che,
comunque orientato,
da qualunque fede o ideale sospinto,
cerchi una sosta di pace presso cuori amici
dove, nella solitudine e nella semplicità operosa,
possa rinnovare le forze
e attingere luce per il cammino.

Desidera offrire uno spazio aperto alla ricerca,
al dialogo, alla riflessione religiosa
a singole persone o a piccoli gruppi.

La Fraternità vuole anche essere lo spazio sacro in cui,
per quanto le forze lo consentono,
ci sforziamo di vivere il servizio semplice e fraterno
con i poveri, i sofferenti, i soli, i derelitti,
che potranno
trovare attenzione, cura amorosa,
e se Dio concede,
un poco di letizia e consolazione.

Una lampada alla finestra,
il cuore e la
porta aperti.

 

 

 

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